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Il THC può rallentare la crescita tumorale
Nuova scoperta su come il THC possa rallentare la crescita tumorale
È stato scoperto un nuovo canale di comunicazione fra cellule che permette al THC una maggiore efficacia nell’aggredire i tumori innescando la morte delle cellule malate. Una recente ricerca svolta dal Dipartimento di Farmacia dell’Università di East Anglia in Regno Unito insieme alla Complutense University ha riconfermato l’azione del THC contro le cellule tumorali e ha individuato nuovi neurotrasmettitori coinvolti nella regressione delle neoplasie. Gli esperimenti su cavie con cellule cancerose umane del seno e del cervello hanno rilevato un’autofagia cellulare e un rallentamento della crescita di nuove cellule malate a seguito di somministrazione di THC. Su Cannabis Terapeutica abbiamo parlato spesso dell’azione dei cannabinoidi su questi tipi di patologie, come in questi articoli sui tumori al seno e al cervello.
Il risultato più importante della nuova ricerca riguarda la prova di un’azione del THC attraverso i recettori cellulari CB2 e , che aumentano nelle cellule cancerose e ne controllano la sopravvivenza. L’assimilazione dei cannabinoidi tramite CB2 e GPR55 si aggiunge quindi alla già conosciuta attivazione del recettore CB1 per modificare i meccanismi di regolazione cellulare. Oltre ai risultati su cavie vengono menzionati due casi di pazienti con tumori cerebrali molto aggressivi, le cui cellule hanno iniziato un’autofagia a seguito di somministrazione di THC intracranica.
Il capo del team di ricerca, il dottor Peter McCormick sottolinea come quest’ultimo studio contribuisca a una migliore comprensione degli effetti del THC sulle crescite tumorali a bassi e alti dosaggi. In un’intervista riportata da LeafScience in merito a questi risultati, McCormick sconsiglia però ai pazienti le cure autonome con cannabinoidi e sottolinea che nelle ricerche cliniche si utilizzano componenti isolati la cui corretta concentrazione risulta vitale per un’efficacia terapeutica impossibile da ottenere in ambiente domestico. “Grazie all’identificazione dei recettori coinvolti – ha spiegato il dottore – abbiamo fornito un importante passo verso il futuro sviluppo di terapie in grado di sfruttare le interazioni che abbiamo scoperto per ridurre la crescita del tumore”.
Anche questo studio mantiene solide le speranze per farmaci cannabinoidi efficaci contro i diversi tumori. Sono intanto sempre più numerose le ricerche riportanti l’efficacia dei cannabinoidi anche in combinazione con i tradizionali trattamenti antitumorali, come questa ricerca della St George’s, University of London o questo studio che evidenzia l’efficacia di trattamenti combinati con THC e TMZ, molecola utilizzata per il trattamento del glioma. A questo si aggiungono gli effetti benefici, già ampiamente dimostrati, nei confronti degli danni causati dalla chemioterapia e la possibilità di ridurre gli agenti chemioterapici se associati a cannabinoidi.
È stato scoperto un nuovo canale di comunicazione fra cellule che permette al THC una maggiore efficacia nell’aggredire i tumori innescando la morte delle cellule malate. Una recente ricerca svolta dal Dipartimento di Farmacia dell’Università di East Anglia in Regno Unito insieme alla Complutense University ha riconfermato l’azione del THC contro le cellule tumorali e ha individuato nuovi neurotrasmettitori coinvolti nella regressione delle neoplasie. Gli esperimenti su cavie con cellule cancerose umane del seno e del cervello hanno rilevato un’autofagia cellulare e un rallentamento della crescita di nuove cellule malate a seguito di somministrazione di THC. Su Cannabis Terapeutica abbiamo parlato spesso dell’azione dei cannabinoidi su questi tipi di patologie, come in questi articoli sui tumori al seno e al cervello.
Il risultato più importante della nuova ricerca riguarda la prova di un’azione del THC attraverso i recettori cellulari CB2 e , che aumentano nelle cellule cancerose e ne controllano la sopravvivenza. L’assimilazione dei cannabinoidi tramite CB2 e GPR55 si aggiunge quindi alla già conosciuta attivazione del recettore CB1 per modificare i meccanismi di regolazione cellulare. Oltre ai risultati su cavie vengono menzionati due casi di pazienti con tumori cerebrali molto aggressivi, le cui cellule hanno iniziato un’autofagia a seguito di somministrazione di THC intracranica.
Il capo del team di ricerca, il dottor Peter McCormick sottolinea come quest’ultimo studio contribuisca a una migliore comprensione degli effetti del THC sulle crescite tumorali a bassi e alti dosaggi. In un’intervista riportata da LeafScience in merito a questi risultati, McCormick sconsiglia però ai pazienti le cure autonome con cannabinoidi e sottolinea che nelle ricerche cliniche si utilizzano componenti isolati la cui corretta concentrazione risulta vitale per un’efficacia terapeutica impossibile da ottenere in ambiente domestico. “Grazie all’identificazione dei recettori coinvolti – ha spiegato il dottore – abbiamo fornito un importante passo verso il futuro sviluppo di terapie in grado di sfruttare le interazioni che abbiamo scoperto per ridurre la crescita del tumore”.
Anche questo studio mantiene solide le speranze per farmaci cannabinoidi efficaci contro i diversi tumori. Sono intanto sempre più numerose le ricerche riportanti l’efficacia dei cannabinoidi anche in combinazione con i tradizionali trattamenti antitumorali, come questa ricerca della St George’s, University of London o questo studio che evidenzia l’efficacia di trattamenti combinati con THC e TMZ, molecola utilizzata per il trattamento del glioma. A questo si aggiungono gli effetti benefici, già ampiamente dimostrati, nei confronti degli danni causati dalla chemioterapia e la possibilità di ridurre gli agenti chemioterapici se associati a cannabinoidi.
Umbria: cannabis terapeutica, arriva il primo si.
Cannabis a scopo terapeutico, arriva il primo sì: presto il voto in consiglio regionale
Passa con una sola astensione in commissione la proposta di Stufara finalizzata all'uso nel campo delle cure palliative
La commissione Sanità del Consiglio regionale dell’Umbria ha espresso voto favorevole (con la sola astensione di Zaffini-FdI) sulla proposta di legge che prevede la somministrazione ad uso terapeutico dei farmaci cannabinoidi (di iniziativa Stufara Prc-Fds). L’atto arriverà in Aula in tempi brevi per il voto finale dell’Assemblea.
Il testo La proposta riconosce il diritto di ogni cittadino ad usufruire di tali terapie, dietro prescrizione medica e nel rispetto delle normative nazionali al riguardo e prevede che la Regione permetta l’erogazione gratuita, in quanto a carico del Sistema sanitario regionale, dei farmaci cannabinoidi nei protocolli dei servizi di cure palliative e terapie del dolore,
Piano terapeutico La somministrazione avverrà sulla base di un piano terapeutico redatto da un medico specialista, dopo di che i farmaci potranno essere prescritti anche dai medici di famiglia. L’erogazione dei farmaci cannabinoidi potrà avvenire in ambito ospedaliero e in ambito domiciliare. La Giunta regionale potrà stipulare convenzioni con i centri e gli istituti autorizzati, ai sensi della normativa statale, alla produzione o alla preparazione dei farmaci cannabinoidi. Per ridurre il costo di tali farmaci, attualmente importati dall’estero, l’Esecutivo regionale è autorizzato ad avviare azioni sperimentali o specifici progetti pilota con altri soggetti autorizzati, secondo la normativa vigente, al fine di produrre farmaci cannabinoidi. La norma finanziaria della legge prevede che gli oneri siano sostenuti con le risorse del Fondo sanitario regionale.
Comitato tecnico-scientifico Verrà istituito un Comitato tecnico-scientifico composto da un dirigente della struttura regionale competente, un medico esperto in terapia del dolore e cure palliative, due rappresentanti delle farmacie convenzionate, un farmacologo che abbia condotto ricerche, opportunamente documentate, sulle sostanze cannabinoidi e altri farmaci antidolorifici, due rappresentanti delle associazioni dei malati destinatari di tali terapie, un rappresentante delle associazioni dei farmacisti preparatori, un esperto legale, un esperto della comunicazione di massa. Ai componenti del comitato non spetta alcun compenso.
La Giunta regionale potrà avvalersi anche del Comitato tecnico-scientifico per assicurare livelli uniformi di accesso e di erogazione dei farmaci cannabinoidi, definire protocolli attuativi della presente legge, promuovere campagne di informazione alla popolazione sulle problematiche del dolore e sulla rete delle strutture deputate alla terapia del dolore e alle cure palliative, rilevare eventuali criticità, con particolare riferimento alle problematiche inerenti l’acquisizione e l’erogazione dei farmaci cannabinoidi, predisporre corsi di aggiornamento e formazione per gli operatori sanitari interessati, individuare e suggerire i filoni di ricerca scientifica finalizzata alla sperimentazione clinica dell’efficacia della cannabis nelle patologie neurologiche, infiammatorie croniche, degenerative, autoimmunitarie e psichiatriche.
Il testo La proposta riconosce il diritto di ogni cittadino ad usufruire di tali terapie, dietro prescrizione medica e nel rispetto delle normative nazionali al riguardo e prevede che la Regione permetta l’erogazione gratuita, in quanto a carico del Sistema sanitario regionale, dei farmaci cannabinoidi nei protocolli dei servizi di cure palliative e terapie del dolore,
Piano terapeutico La somministrazione avverrà sulla base di un piano terapeutico redatto da un medico specialista, dopo di che i farmaci potranno essere prescritti anche dai medici di famiglia. L’erogazione dei farmaci cannabinoidi potrà avvenire in ambito ospedaliero e in ambito domiciliare. La Giunta regionale potrà stipulare convenzioni con i centri e gli istituti autorizzati, ai sensi della normativa statale, alla produzione o alla preparazione dei farmaci cannabinoidi. Per ridurre il costo di tali farmaci, attualmente importati dall’estero, l’Esecutivo regionale è autorizzato ad avviare azioni sperimentali o specifici progetti pilota con altri soggetti autorizzati, secondo la normativa vigente, al fine di produrre farmaci cannabinoidi. La norma finanziaria della legge prevede che gli oneri siano sostenuti con le risorse del Fondo sanitario regionale.
Comitato tecnico-scientifico Verrà istituito un Comitato tecnico-scientifico composto da un dirigente della struttura regionale competente, un medico esperto in terapia del dolore e cure palliative, due rappresentanti delle farmacie convenzionate, un farmacologo che abbia condotto ricerche, opportunamente documentate, sulle sostanze cannabinoidi e altri farmaci antidolorifici, due rappresentanti delle associazioni dei malati destinatari di tali terapie, un rappresentante delle associazioni dei farmacisti preparatori, un esperto legale, un esperto della comunicazione di massa. Ai componenti del comitato non spetta alcun compenso.
La Giunta regionale potrà avvalersi anche del Comitato tecnico-scientifico per assicurare livelli uniformi di accesso e di erogazione dei farmaci cannabinoidi, definire protocolli attuativi della presente legge, promuovere campagne di informazione alla popolazione sulle problematiche del dolore e sulla rete delle strutture deputate alla terapia del dolore e alle cure palliative, rilevare eventuali criticità, con particolare riferimento alle problematiche inerenti l’acquisizione e l’erogazione dei farmaci cannabinoidi, predisporre corsi di aggiornamento e formazione per gli operatori sanitari interessati, individuare e suggerire i filoni di ricerca scientifica finalizzata alla sperimentazione clinica dell’efficacia della cannabis nelle patologie neurologiche, infiammatorie croniche, degenerative, autoimmunitarie e psichiatriche.
Fonte: www.umbria24.it
Cannabis, gli Usa autorizzano la ricerca.
Autorizzati gli studi per curare la sindrome da stress dei veterani.
Per la prima volta nella storia è stato dato il via libera a condurre un test clinico per studiarne gli effetti sulla Sindrome da Stress post traumatico (Ptsd), in particolare dei veterani di guerra.
La richiesta dell'Università dell'Arizona, che ha intenzione di testare gli effetti di cinque diverse concentrazioni di principio attivo per verificare quale sia la più efficace, era stata già accettata dalla Food and drug administration (Fda), ma da diversi mesi attendeva il via libera del Department of health and human services, che gestisce l'unico dispensario nazionale, e che è arrivato quasi a sorpresa.
APPROVATO LO STUDIO DAL GOVERNO. «Stiamo lavorando da 22 anni per poter fare ricerca attiva sulla marijuana, ed è la prima volta che otteniamo il permesso federale di acquistarla», ha spiegato la Multidisciplinary association for psychedelic studies, una associazione di ricercatori in questo campo. «Per quanto ne sappiamo è la prima volta che il governo federale approva uno studio che coinvolge questa sostanza. Fino a questo momento gli ostacoli a questo tipi di ricerca sono stati insormontabili».
UTILE PER LA TERAPIA DEL DOLORE. La marijuana terapeutica e i suoi derivati sono usati per la terapia del dolore e per evitare gli spasmi e la nausea associati a diverse patologie, come la sclerosi multipla.
«Il principio attivo della cannabis, il Thc, è un analogo di una sostanza già prodotta dall'organismo, l'anandamide, il cui nome deriva dal sanscrito 'ananda' che vuol dire 'beatitudine interiore'», ha spiegato Giorgio Racagni, direttore del dipartimento di Scienze farmacologiche dell'Università di Milano, «e ha proprietà ansiolitiche, sedative ed euforizzanti».
«Le sue potenzialità contro lo stress, in particolare quello dopo un trauma, sono ottime, e uno studio scientifico controllato che le misuri è ampiamente giustificato. Questo però non deve essere confuso con l'uso ludico, che è dimostrato avere gravi effetti collaterali soprattutto sui giovani e ad alte dosi». Secondo l'esperto è possibile che nei prossimi anni aumentino gli studi che coinvolgono queste sostanze.
«È da poco che si conoscono bene le caratteristiche dei recettori nel cervello della sostanza e dei suoi agonisti e antagonisti, ha sottolineato Racagni, «per cui le potenzialità sono ancora molte anche in campo psicologico. Bisognerà poi fare il confronto con gli psicofarmaci tradizionali per verificare se sono un'alternativa migliore».
Fonte: www.lettera43.it
Cannabis terapeutica: una legge per produrla in Puglia
Le nuove norme, presentate da Sergio Blasi prevedono che la regione Puglia dia il via libera alla coltivazione della cannabis terapeutica
Qualcuno Enzo Brogi sembra averlo preso in parola. A pochi giorni dalla proposta del consigliere toscano del Pd di far coltivare la cannabis terapeutica nell'Istituto Farmaceutico Militare di Firenze, arriva infatti una proposta di legge pugliese per trasformarla in realtà. Le nuove norme, presentate da Sergio Blasi, consigliere e segretario regionale del Partito Democratico pugliese, prevedono infatti che la regione dia il via libera alla coltivazione della cannabis terapeutica, avviando “azioni sperimentali con lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze o con altri soggetti autorizzati, sulla base della normativa vigente”.
Secondo Blasi, produrre la cannabis in Italia si tradurrebbe in un forte risparmio sia per le Asl che per i pazienti. Il consigliere ha calcolato infatti che il prodotto, importato dall’Olanda, costa oggi circa 15-20 euro al grammo per il Servizio Sanitario Nazionale, cifra che sale a 50 euro quando ad acquistarla sono direttamente i pazienti che hanno ricevuto la prescritta dal medico specialista e dal medico di medicina generale, come previsto dalle norme approvate in Puglia a gennaio. Quanto costerebbe produrla a chilometro zero? Secondo Blasi si arriverebbe a circa 1 euro e 55 centesimi al grammo: dieci volte meno di quanto si spende oggi importandola.
La proposta di legge presentata da Blasi si compone di due articoli. Nel primo si introduce la facoltà di sperimentare l’avvio della produzione della cannabis a fini terapeutici “al fine di ridurre il costo dei medicinali cannabinoidi importati dall'estero”, e si autorizza la regione ad “avviare azioni sperimentali con loStabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze o con altri soggetti autorizzati, sulla base della normativa vigente”. Nel secondo punto invece, si legge che la giunta regionale “per ridurre le spese connesse all’acquisto e alla preparazione di medicinali cannabinoidi, verificherà entro tre mesi dall’entrata in vigore delle nuove norme, la possibilità di centralizzare acquisti, stoccaggio e distribuzione alle farmacie ospedaliere abilitate”. Questo “può consentire la realizzazione di economie di scala”.
Nonostante la proposta sia di quelle destinate a far discutere, secondo Blasi potrebbe attirare consensi bipartisan, visto il periodo di spending review e i sostanziosi risparmi che comporterebbe per le Asl pugliesi. Non resta dunque che attendere per scoprire se la legge sarà approvata, e se l'Aifa (a cui spetterebbe l'utlima parola) concederà eventualmente il via libera definitivo.
Secondo Blasi, produrre la cannabis in Italia si tradurrebbe in un forte risparmio sia per le Asl che per i pazienti. Il consigliere ha calcolato infatti che il prodotto, importato dall’Olanda, costa oggi circa 15-20 euro al grammo per il Servizio Sanitario Nazionale, cifra che sale a 50 euro quando ad acquistarla sono direttamente i pazienti che hanno ricevuto la prescritta dal medico specialista e dal medico di medicina generale, come previsto dalle norme approvate in Puglia a gennaio. Quanto costerebbe produrla a chilometro zero? Secondo Blasi si arriverebbe a circa 1 euro e 55 centesimi al grammo: dieci volte meno di quanto si spende oggi importandola.
La proposta di legge presentata da Blasi si compone di due articoli. Nel primo si introduce la facoltà di sperimentare l’avvio della produzione della cannabis a fini terapeutici “al fine di ridurre il costo dei medicinali cannabinoidi importati dall'estero”, e si autorizza la regione ad “avviare azioni sperimentali con loStabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze o con altri soggetti autorizzati, sulla base della normativa vigente”. Nel secondo punto invece, si legge che la giunta regionale “per ridurre le spese connesse all’acquisto e alla preparazione di medicinali cannabinoidi, verificherà entro tre mesi dall’entrata in vigore delle nuove norme, la possibilità di centralizzare acquisti, stoccaggio e distribuzione alle farmacie ospedaliere abilitate”. Questo “può consentire la realizzazione di economie di scala”.
Nonostante la proposta sia di quelle destinate a far discutere, secondo Blasi potrebbe attirare consensi bipartisan, visto il periodo di spending review e i sostanziosi risparmi che comporterebbe per le Asl pugliesi. Non resta dunque che attendere per scoprire se la legge sarà approvata, e se l'Aifa (a cui spetterebbe l'utlima parola) concederà eventualmente il via libera definitivo.
Fonte: www.galileonet.it
Cannabis per uscire da dipendenza di alcool e droghe pesanti
La cannabis nel trattamento delle dipendenze da alcool e droghe pesanti
La cannabis potrebbe aiutare le persone che lottano contro diverse dipendenze, sostituendo la necessità di sostanze nocive.
Gli ultimi dati, pubblicati sulla rivista Addiction Research & Theory, provenivano da un sondaggio condotto su oltre 400 pazienti iscritti al programma statale di cannabis terapeutica in quattro dispensari del distretto canadese della British Columbia. Alla domanda che chiedeva loro se avessero mai usato cannabis per sostituire farmaci, alcool o droghe illecite, oltre il 75 % ha risposto affermativamente. Il 68 %, ha indicato con la cannabis come un sostituto per farmaci che erano stati loro prescritti. Il 41% ha anche affermato di averla usata per l’al- cool e il 36 % per le altre sostanze illecite, come l’eroina o la cocaina.
Dai risultati è evidente come alcuni pazienti l’abbiano usata in sostituzione di più sostanze. Secondo il dottorPhilippe Lucas, coautore dello studio, “i risultati supportano la cannabis come un potenziale trattamento per le tossicodipendenze”. Il dottore ritiene che la cannabis potrebbe agire come un “farmaco di uscita” quando si tratta di abuso di sostanze, in contrapposizione al concetto che la cannabis sia il primo passo verso l’utilizzo di sostanze più pesanti. Ma lo studio non è stato il primo a descrivere il fenomeno.
La professoressa Amanda Reiman della University of California ha pubblicato due studi sulla questione. E i risultati ottenuti dai pazienti di un ambulatorio in California, erano notevolmente simili. Dei 350 pazienti esaminati nel 2009, il 66 % ha riferito di aver consumato cannabis per sostituire farmaci da prescrizione, il 40 % per la sostituzione di alcool e il 26 % per sostituire altre sostanze illecite. “Quando si parla di usare la cannabis come un sostituto per l’alcool, stiamo parlando del 10% dei consumatori considerati bevitori pesanti, con ripercussioni gravi sul proprio fisico. Penso che dobbiamo concentrare i nostri sforzi nel portare i bevitori a rischio lontano dall’alcool, verso una sostanza che non ha lo stesso impatto sul loro corpo, come la cannabis”, ha spiegato la dottoressa. E anche il dottor Lucas la pensa in modo simile. Se la politica sulla cannabis diventasse più lassista, secondo il dottore, “si potrebbe osservare un leggero aumento del consumo di cannabis, ma in seguito assisteremmo ad una diminuzione del consumo di alcool, sostanze illecite e farmaci, con un grande risparmio e altrettanti benefici per la sanità pubblica”.
Fonte: www.cannabisterapeutica.info
La cannabis potrebbe aiutare le persone che lottano contro diverse dipendenze, sostituendo la necessità di sostanze nocive.
Gli ultimi dati, pubblicati sulla rivista Addiction Research & Theory, provenivano da un sondaggio condotto su oltre 400 pazienti iscritti al programma statale di cannabis terapeutica in quattro dispensari del distretto canadese della British Columbia. Alla domanda che chiedeva loro se avessero mai usato cannabis per sostituire farmaci, alcool o droghe illecite, oltre il 75 % ha risposto affermativamente. Il 68 %, ha indicato con la cannabis come un sostituto per farmaci che erano stati loro prescritti. Il 41% ha anche affermato di averla usata per l’al- cool e il 36 % per le altre sostanze illecite, come l’eroina o la cocaina.
Dai risultati è evidente come alcuni pazienti l’abbiano usata in sostituzione di più sostanze. Secondo il dottorPhilippe Lucas, coautore dello studio, “i risultati supportano la cannabis come un potenziale trattamento per le tossicodipendenze”. Il dottore ritiene che la cannabis potrebbe agire come un “farmaco di uscita” quando si tratta di abuso di sostanze, in contrapposizione al concetto che la cannabis sia il primo passo verso l’utilizzo di sostanze più pesanti. Ma lo studio non è stato il primo a descrivere il fenomeno.
La professoressa Amanda Reiman della University of California ha pubblicato due studi sulla questione. E i risultati ottenuti dai pazienti di un ambulatorio in California, erano notevolmente simili. Dei 350 pazienti esaminati nel 2009, il 66 % ha riferito di aver consumato cannabis per sostituire farmaci da prescrizione, il 40 % per la sostituzione di alcool e il 26 % per sostituire altre sostanze illecite. “Quando si parla di usare la cannabis come un sostituto per l’alcool, stiamo parlando del 10% dei consumatori considerati bevitori pesanti, con ripercussioni gravi sul proprio fisico. Penso che dobbiamo concentrare i nostri sforzi nel portare i bevitori a rischio lontano dall’alcool, verso una sostanza che non ha lo stesso impatto sul loro corpo, come la cannabis”, ha spiegato la dottoressa. E anche il dottor Lucas la pensa in modo simile. Se la politica sulla cannabis diventasse più lassista, secondo il dottore, “si potrebbe osservare un leggero aumento del consumo di cannabis, ma in seguito assisteremmo ad una diminuzione del consumo di alcool, sostanze illecite e farmaci, con un grande risparmio e altrettanti benefici per la sanità pubblica”.
Fonte: www.cannabisterapeutica.info
La bambina epilettica curata a base di Cannabis
I genitori hanno sperimentato la cura dopo che i medici non gli avevano dato più speranza per la figlia affetta da una grave e rara forma di epilessia.
Alla piccola Charlotte Figi nata con una grave e rara forma di epilessia, la sindrome di Dravet, con centiania di attacchi epilettici a settimana, i medici avevamo dato poche sperarze di vita, ma come raccontano i suoi genitori dopo aver provato un ultimo tentativo di cura a base di cannabis la bambina si è ripresa e ora grazie al trattamento per la prima volta riesce anche a parlare e camminare autonomamente. “Abbiamo provato tutto il possibile e i medici continuavano a dirci che stava per morire. Quando mio marito mi ha parlato del trattamento sono rimasta sconvolta, ma eravamo disperati così abbiamo provato” ha spiegato la signora Paige Figi, aggiungendo “dopo un solo trattamento però siamo rimasti sconcertati, Non potevamo credere all’effetto che ha avuto su Charlotte”. Ora la bambina per ammissione dei genitori ”è come una ragazza completamente diversa”.
I genitori della piccola si sono imbattuti nella terapia a base di cannabis leggendo un articolo su internet dopo che la bambina peggiorava a vista d’occhio con oltre trecento attacchi epilettici alla settimana perdendo anche la capacità di camminare, parlare e mangiare. Il padre della piccola in particolare aveva letto di un altro bambino con la stessa condizione che aveva usato olio di cannabis per ridurre drasticamente le convulsioni dovute alla malattia.
A detta della famiglia già dopo i primi trattamenti la piccola è stata meglio. “Charlotte riceve olio di cannabis sotto la lingua, due volte al giorno” ha spiegato il padre, aggiungendo che “ora ha solo un paio di attacchi a settimana”.
Lei è Charlotte con la sua pianta che prende il nome di Charlotte’s Web.
La pianta possiede un basso contenuto di THC (circa il 3%) e un alto contenuto di CBD (supera il 20%).
Charlotte prima di utilizzare questa pianta arrivava ad avere circa 1.200 crisi epilettiche al mese, ora grazie alla cannabis meno di 5 al mese.
Alla piccola Charlotte Figi nata con una grave e rara forma di epilessia, la sindrome di Dravet, con centiania di attacchi epilettici a settimana, i medici avevamo dato poche sperarze di vita, ma come raccontano i suoi genitori dopo aver provato un ultimo tentativo di cura a base di cannabis la bambina si è ripresa e ora grazie al trattamento per la prima volta riesce anche a parlare e camminare autonomamente. “Abbiamo provato tutto il possibile e i medici continuavano a dirci che stava per morire. Quando mio marito mi ha parlato del trattamento sono rimasta sconvolta, ma eravamo disperati così abbiamo provato” ha spiegato la signora Paige Figi, aggiungendo “dopo un solo trattamento però siamo rimasti sconcertati, Non potevamo credere all’effetto che ha avuto su Charlotte”. Ora la bambina per ammissione dei genitori ”è come una ragazza completamente diversa”.
I genitori della piccola si sono imbattuti nella terapia a base di cannabis leggendo un articolo su internet dopo che la bambina peggiorava a vista d’occhio con oltre trecento attacchi epilettici alla settimana perdendo anche la capacità di camminare, parlare e mangiare. Il padre della piccola in particolare aveva letto di un altro bambino con la stessa condizione che aveva usato olio di cannabis per ridurre drasticamente le convulsioni dovute alla malattia.
A detta della famiglia già dopo i primi trattamenti la piccola è stata meglio. “Charlotte riceve olio di cannabis sotto la lingua, due volte al giorno” ha spiegato il padre, aggiungendo che “ora ha solo un paio di attacchi a settimana”.
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